non è soltanto un nome, ma una costellazione di segni.
È un’indagine sulla distanza e sulla persistenza della parola nei luoghi marginali.
Definisce lo spazio vitale, la zona di diffusione entro cui una determinata specie fiorisce, si propaga e resiste.
Delimita la traccia invisibile lasciata da una voce, l’habitat naturale in cui la parola continua a respirare.
Alla radice una negazione. L’a-reale diventa la dimensione dell'altrove.
È il luogo dell’immaginario che si sovrappone alla geografia fisica.
È lo spazio in cui ciò che non si vede è l'unica cosa che permane.
È il riconoscimento del minore.
Rappresenta la piccolezza che non cerca il monumentale.
È lo sguardo che si abbassa per raccogliere il dettaglio dimenticato.
L'accento dà gravità, imprime peso e restituisce rilevanza a ciò che per sua natura sarebbe destinato a restare invisibile.
Accentuare il minore è un atto di giustizia poetica.
Il cammino si arresta e lo sguardo si solleva.
La maiuscola rappresenta la messa a fuoco su una singola coordinata del viaggio, l'istante in cui un frammento si isola per farsi mondo.
I due punti sospendono il respiro.
Sono l'emblema di una proporzione, la soglia che separa la mappa dal territorio, il concetto dalla sua manifestazione.
Aprono lo spazio a una conseguenza, a un'argomentazione non ancora pronunciata.
nasce dai suoi simboli e vive in un perpetuo divenire:
un’infrastruttura sottile che si rigenera ad ogni sosta, espandendo il proprio areale verso nuove geografie.